Pubblicato il Maggio 20, 2024

In sintesi:

  • Il Bokashi permette di compostare carne e latticini in ambiente anaerobico, eliminando odori e parassiti.
  • Un corretto rapporto Carbonio/Azoto (Verde/Marrone) è cruciale per attivare il processo termofilo ed evitare marcescenze.
  • Attivatori naturali come ortica o fondi di caffè sono efficaci, ma il miglior starter è un pugno di compost maturo.
  • Il compost è maturo solo quando la temperatura è stabile, l’odore è di bosco e supera il test di germinazione.
  • La progettazione in permacultura, come l’orto a “keyhole”, può dimezzare il fabbisogno d’acqua e di lavoro grazie al compostaggio integrato.

Chiunque abbia un orto o un giardino conosce la promessa del compostaggio: trasformare i rifiuti in oro nero per le proprie piante. Eppure, la realtà è spesso un cumulo che non si scalda, che puzza di marcio, che impiega un’eternità a maturare o, peggio, che diventa un buffet per topi e parassiti. Si seguono le regole base, si separano diligentemente gli scarti, ma i risultati tardano ad arrivare, lasciando l’ortista frustrato e dipendente da terricci e concimi comprati.

Le soluzioni comuni si limitano a ripetere il mantra di “bilanciare verde e marrone” e di “rivoltare il cumulo”. Ma se la vera chiave per un compost di qualità superiore, ottenuto in metà tempo, non fosse semplicemente accumulare scarti, ma gestire attivamente l’intero processo biochimico? Se invece di essere dei semplici “netturbini” del nostro giardino potessimo diventare dei veri e propri “allevatori di microrganismi”, capaci di guidare la trasformazione della materia organica?

Questo è l’approccio del maestro compostatore. Non si tratta di scegliere ciecamente tra una compostiera tradizionale e il lombricompostaggio, ma di capire e padroneggiare i meccanismi che governano ogni metodo. Questo articolo vi guiderà oltre le nozioni di base, esplorando tecniche avanzate come la fermentazione Bokashi, l’uso strategico di attivatori naturali e la diagnosi precisa della maturità del compost per evitare danni alle radici. Imparerete a trasformare i problemi in soluzioni e a progettare sistemi integrati che rendono l’orto più fertile e resiliente, con meno fatica e meno acqua.

Per chi desidera un approccio pratico e visivo, il video seguente offre un eccellente tutorial sulla costruzione di una compostiera per lombrichi, una delle tecniche più efficaci per produrre un humus eccezionale, il vermicompost.

Per navigare tra le diverse tecniche e segreti del compostaggio avanzato, abbiamo strutturato questa guida in sezioni chiare e progressive. Il sommario seguente vi permetterà di accedere direttamente agli argomenti di vostro maggiore interesse.

Perché il Bokashi permette di compostare anche carne e latticini senza odori?

La regola ferrea del compostaggio tradizionale è: niente carne, pesce, latticini o cibi cotti nel cumulo. Il motivo è semplice: questi materiali, ricchi di proteine e grassi, marciscono rapidamente in un processo di putrefazione aerobica, generando odori nauseabondi (putrescina e cadaverina) che attirano animali indesiderati. Il Bokashi, un metodo di origine giapponese, aggira completamente questo problema cambiando le regole del gioco: invece di una decomposizione aerobica, induce una fermentazione anaerobica.

Il processo si basa sull’inoculo di Microrganismi Efficaci (EM), un consorzio di batteri lattici e lieviti, sugli scarti alimentari pressati in un contenitore ermetico. Questi microrganismi fermentano rapidamente gli zuccheri presenti nei rifiuti, producendo acido lattico. Questo abbassa drasticamente il pH dell’ambiente, creando una sorta di “salamoia” che non solo previene la putrefazione e la formazione di cattivi odori, ma rende il materiale inappetibile per ratti e altri parassiti. È lo stesso principio della conservazione dei crauti o dello yogurt.

Il sistema Bokashi Organko, distribuito in Italia, esemplifica bene questo processo. I contenitori, realizzati con plastica riciclata, sono dotati di un rubinetto per drenare il “tè di Bokashi”, un liquido acido ricco di nutrienti che, diluito 1:100, diventa un eccellente fertilizzante liquido. Dopo circa 2-3 settimane di fermentazione, il materiale (chiamato “pre-compost”) può essere interrato direttamente nell’orto o aggiunto a una compostiera tradizionale, dove si decomporrà in humus stabile in tempi record (4-6 settimane) senza mai generare odori sgradevoli.

Il tuo piano d’azione: Preparare l’attivatore Bokashi in casa

  1. Procurarsi gli ingredienti: Acquistare crusca di grano da un consorzio agrario locale e melassa liquida, facilmente reperibile nei negozi di agricoltura.
  2. Creare il mix base: In un contenitore capiente, mescolare 1 kg di crusca con 100 ml di melassa precedentemente diluita in 1 litro d’acqua tiepida.
  3. Inoculare i microrganismi: Aggiungere al composto uno starter di Microrganismi Efficaci (EM) o, in alternativa, 200 ml di siero di yogurt biologico vivo per fornire i batteri lattici.
  4. Lasciare fermentare: Trasferire il tutto in un contenitore a chiusura ermetica e lasciar fermentare per almeno 14 giorni a temperatura ambiente, lontano dalla luce diretta del sole.
  5. Dosare correttamente: Una volta pronto, utilizzare circa 20 grammi di questo attivatore fai-da-te per ogni strato di 5 cm di scarti alimentari pressati nel secchio Bokashi.

Verde o Marrone: come bilanciare gli scarti per evitare che il compost puzzi di marcio?

L’errore più comune che porta un compost a puzzare di ammoniaca o di marcio è un eccesso di “materiale verde”, ovvero scarti ricchi di azoto (N) come erba fresca, fondi di caffè e avanzi di cucina. Quando l’azoto è troppo abbondante rispetto al carbonio (C), i microrganismi non riescono a utilizzarlo tutto per la loro crescita e lo liberano sotto forma di ammoniaca gassosa, causando cattivi odori e una perdita di prezioso nutrimento. Il segreto del “maestro compostatore” è mantenere un rapporto C/N ideale, compreso tra 25:1 e 30:1.

I “materiali marroni”, ricchi di carbonio, sono la chiave. Scarti come foglie secche, paglia, cartone non trattato e, soprattutto in Italia, gli scarti di potatura di olivo, forniscono l’energia per i microrganismi e creano la struttura porosa necessaria per la circolazione dell’aria. Una buona pratica è la “tecnica del nucleo caldo”: si crea un cuore di materiale verde (azotato) e lo si ricopre completamente con uno spesso strato di materiale marrone (carbonioso). Questo strato esterno agisce da bio-filtro, assorbendo eventuali odori e mantenendo il calore all’interno, accelerando il processo termofilo che igienizza il cumulo.

Sezione trasversale di un cumulo di compost che mostra la tecnica del nucleo caldo con strati verdi e marroni

Come mostra l’immagine, la stratificazione non è casuale ma strategica. Alternare strati di circa 15-20 cm di verde con strati di 20-30 cm di marrone garantisce un equilibrio ottimale. Ad ogni aggiunta di scarti umidi dalla cucina, è fondamentale coprire sempre con una dose doppia di materiale secco e strutturato. Tenere un cumulo di foglie secche o cippato vicino alla compostiera è l’abitudine che fa la differenza tra un compost problematico e uno efficiente.

La tabella seguente, basata su dati del Consorzio Italiano Compostatori (CIC), offre una guida pratica per bilanciare alcuni scarti tipici del contesto italiano.

Rapporto C/N degli scarti comuni in Italia
Materiale Rapporto C/N Categoria Volume consigliato
Scarti di potatura olivo 50:1 Marrone (carbonio) 30%
Bucce di agrumi 35:1 Marrone 10%
Fondi di caffè 20:1 Verde (azoto) 15%
Scarti di carciofi 25:1 Verde 20%
Erba fresca 15:1 Verde 25%
Foglie secche 60:1 Marrone 30%

Attivatori enzimatici: servono davvero o basta l’ortica per scaldare il cumulo?

Il mercato offre una vasta gamma di “attivatori di compostaggio”, prodotti in polvere o liquidi che promettono di accelerare la decomposizione. Spesso si tratta di miscele di enzimi, batteri liofilizzati e sostanze zuccherine. Ma sono davvero indispensabili? La risposta, per un ortista esperto, è quasi sempre no. La natura offre alternative gratuite e altrettanto, se non più, efficaci. La chiave per “scaldare” un cumulo è fornire un rapido apporto di azoto facilmente assimilabile dai microrganismi.

L’ortica, considerata un’erbaccia infestante, è in realtà uno dei migliori attivatori naturali. Macerata in acqua o semplicemente aggiunta fresca al cumulo, rilascia una notevole quantità di azoto. Dati specifici mostrano che l’ortica contiene il 2,5% di azoto, una percentuale del tutto paragonabile a quella di molti attivatori commerciali (che oscillano tra il 2% e il 3%). Anche i fondi di caffè, con il loro 2,1% di azoto, sono un eccellente starter per l’ecosistema microbico del compost.

Tuttavia, il vero segreto, la soluzione più potente e biologicamente sensata, non è aggiungere un ingrediente specifico, ma inoculare il nuovo cumulo con la vita stessa. Matteo Cereda, esperto di coltivazione biologica e fondatore di Orto Da Coltivare, offre una prospettiva illuminante:

Il vero ‘boost’ per un nuovo cumulo è l’aggiunta di un paio di palette di compost già maturo, ricco di miliardi di batteri e funghi già adattati al lavoro. È una soluzione gratuita, sempre disponibile e biologicamente più efficace.

– Matteo Cereda, Orto Da Coltivare

Questa pratica, nota come “inoculo” o “back-slopping”, introduce nel nuovo materiale una popolazione microbica già selezionata e pronta a colonizzare i nuovi scarti. Invece di aspettare che i microrganismi presenti naturalmente si moltiplichino, si fornisce un’intera armata di “lavoratori” specializzati. Per chi inizia da zero, un pugno di terra di bosco non lavorata può svolgere una funzione simile, portando con sé la biodiversità microbica necessaria per avviare il processo.

Quando il compost è “maturo” e sicuro per non bruciare le radici delle piantine?

Uno degli errori più gravi e frustranti è utilizzare un compost non ancora maturo. Un compost “fresco”, ancora in fase di decomposizione attiva, può essere letale per le giovani piantine. Contiene acidi organici e composti ammoniacali che possono “bruciare” le delicate radici (un fenomeno noto come fitotossicità) e, inoltre, i microrganismi ancora al lavoro “rubano” azoto dal terreno per continuare il loro processo, sottraendolo alle piante. Ma come si riconosce con certezza un compost maturo?

Affidarsi solo al colore scuro non basta. Un compost maturo è il risultato di un processo biologico completo, in cui la sostanza organica si è trasformata in humus stabile. Secondo il Consorzio Italiano Compostatori, esistono diversi stadi: il “compost fresco” (2-3 mesi) va usato solo in superficie come pacciamatura; il “compost pronto” (4-8 mesi) può essere mescolato al terreno; il “compost da semina” (oltre 8 mesi) è l’unico abbastanza stabile da poter essere usato puro nei semenzai. La condizione fondamentale è che il rapporto C/N sia sceso sotto 15:1.

Per una valutazione pratica e affidabile, senza analisi di laboratorio, l’ortista può affidarsi a una combinazione di indicatori sensoriali e a un semplice test biologico. La temperatura, ad esempio, è un segnale inequivocabile: se il cuore del cumulo è ancora caldo, il processo è in pieno svolgimento. Solo quando la temperatura è tornata a quella ambiente da diverse settimane, la fase termofila può considerarsi conclusa. L’odore è un altro indizio cruciale: deve ricordare il profumo di terra umida di bosco, dovuto alla geosmina, un composto prodotto da specifici batteri (attinomiceti), e non deve avere alcuna traccia di odore di ammoniaca o marciume.

Checklist di controllo: I 5 indicatori del compost maturo

  1. Temperatura interna: Verificare con un termometro da compost o con la mano che la temperatura del cumulo sia tornata a livello ambiente da almeno 2-3 settimane.
  2. Colore e aspetto: Il materiale deve essere di un colore bruno scuro e uniforme, senza più riconoscere i materiali di partenza.
  3. Struttura al tatto: Prendendone un pugno, deve risultare soffice, friabile e grumoso, simile a terriccio di alta qualità, e non deve essere appiccicoso.
  4. Prova olfattiva: Annusare il compost; deve avere un gradevole e inconfondibile profumo di terra di bosco. L’assenza totale di odore di ammoniaca è un requisito non negoziabile.
  5. Test di germinazione (del crescione): Seminare alcuni semi di crescione (che germinano in 24-48h) in un vasetto riempito solo con il proprio compost. Una germinazione rapida e vigorosa conferma l’assenza di fitotossicità.

L’errore di mettere cibi cotti nel cumulo che attira intere colonie di ratti

È un incubo per chiunque abbia una compostiera in giardino: scoprire che il proprio cumulo è diventato la mensa di un’intera colonia di ratti. La causa principale è quasi sempre la stessa: l’aggiunta di cibi cotti, avanzi di pasta, pane, carne o formaggi. Questi materiali non solo hanno un odore attrattivo molto forte, ma forniscono un nutrimento ad alto valore energetico, perfetto per i roditori. Il problema non è solo l’intrusione, ma il rischio sanitario e il fatto che i ratti, scavando, rovinano la struttura del cumulo, bloccando il processo di compostaggio.

La prima linea di difesa è la prevenzione strutturale. Molti comuni italiani, nel fornire compostiere in comodato d’uso, scelgono modelli in plastica riciclata spessa, dotati di un fondo grigliato a maglia stretta (inferiore a 1 cm) che impedisce fisicamente l’accesso dal basso. Per chi costruisce una compostiera in legno fai-da-te, la soluzione più efficace è rivestire interamente la struttura (fondo incluso) con una rete metallica zincata a maglia fitta, con fori non superiori a 13 mm, fissandola saldamente con graffette ogni 10 cm.

Tuttavia, la soluzione definitiva non è meccanica, ma biologica: rendere gli scarti non appetibili. È qui che il metodo Bokashi (discusso in precedenza) mostra tutta la sua superiorità. Il processo di fermentazione acida trasforma radicalmente la natura degli scarti cotti, rendendoli irriconoscibili e sgradevoli per i ratti. Il pre-compost fermentato, una volta interrato, viene rapidamente consumato dai microrganismi del suolo, senza mai diventare un’attrattiva per i parassiti.

Confronto visivo tra scarti freschi che attirano ratti e scarti fermentati con Bokashi non appetibili

Il confronto visivo è eloquente: a sinistra, avanzi freschi e appetibili; a destra, lo stesso materiale dopo la fermentazione Bokashi, dall’aspetto “sottaceto” e colonizzato da muffe benefiche bianche, del tutto ignorato dai roditori. Questa trasformazione è la garanzia di un compostaggio sicuro anche in contesti urbani o con alta presenza di fauna selvatica.

Il mito dell'”orto che non si lavora mai”: cosa aspettarsi realmente nei primi 3 anni?

La permacultura e l’agricoltura del non-fare evocano immagini idilliache di orti auto-sufficienti che producono abbondantemente senza alcun intervento. Sebbene l’obiettivo a lungo termine sia ridurre drasticamente il lavoro e gli input esterni, è un mito pericoloso pensare che questo accada dall’oggi al domani. I primi 2-3 anni sono una fase di investimento intensivo, non di lavoro, ma di costruzione della fertilità del suolo. Il protagonista di questa fase è il compost.

Un terreno agricolo medio italiano, spesso impoverito e compattato, ha bisogno di un enorme apporto di sostanza organica per riattivarsi. Le stime indicano che per avviare un orto fertile su un terreno di media qualità, servono almeno 1 metro cubo di compost maturo (circa 700 kg) ogni 10 mq di superficie. Questa quantità, apportata inizialmente e integrata annualmente con strati di pacciamatura di 2-3 cm, è ciò che dà il via alla creazione di un suolo vivo, resiliente e strutturato.

I risultati di questo investimento non sono immediati, ma esponenziali. Durante il primo anno, il suolo inizia a migliorare, ma potrebbe richiedere ancora irrigazioni frequenti e un controllo delle infestanti. Dal secondo anno, la struttura del terreno diventa più stabile, e la vita microbica esplode. È nel corso del terzo anno che si assiste alla vera magia: il suolo, ormai ricco di humus, acquisisce una straordinaria capacità di ritenzione idrica. Un aumento anche solo dell’1% di sostanza organica permette di trattenere fino a 150.000 litri d’acqua in più per ettaro, un fattore cruciale per affrontare le estati sempre più siccitose in Italia. A questo punto, il bisogno di irrigazione può ridursi anche del 50% e la necessità di lavorare il terreno scompare, sostituita dalla semplice aggiunta superficiale di altro compost.

Perché l’acidosi del digestore può bloccare l’impianto per settimane e come prevenirla?

Anche in un cumulo di compost domestico, se gestito male, si possono creare le condizioni per un blocco simile a quello che avviene nei grandi digestori anaerobici: l’acidosi. Questo problema si verifica quando il cumulo è troppo umido, compatto e con un eccesso di materiali facilmente fermentescibili (come scarti di frutta molto zuccherina). L’acqua satura gli spazi, l’ossigeno viene a mancare e il processo, da aerobico, vira verso un’anaerobiosi incontrollata. I batteri acidogeni prendono il sopravvento, producendo acidi organici in quantità tale da abbassare il pH sotto 6.0. Questo ambiente acido è tossico per i microrganismi “buoni” (quelli termofili e metanogeni) che portano a termine la decomposizione, bloccando di fatto l’intero ecosistema microbico.

Il risultato è un cumulo freddo, stagnante, che emana un odore acre e acido, molto diverso dal puzzo di ammoniaca. Prevenire è semplice: garantire sempre un’ottima struttura aggiungendo materiale “marrone” e poroso (cippato, paglia) e non esagerare con gli scarti molto umidi e zuccherini in una sola volta. Ma se il danno è fatto, come intervenire? È necessario un “pronto soccorso” per riportare il pH a un livello accettabile (tra 6.8 e 7.5) e ripristinare le condizioni aerobiche.

Un protocollo d’emergenza per un cumulo domestico in acidosi prevede i seguenti passaggi:

  • Stop immediato all’aggiunta di nuovi scarti, specialmente quelli umidi o zuccherini.
  • Rivoltare energicamente il cumulo per arieggiarlo e rompere le zone compatte.
  • Aggiungere abbondante materiale strutturante e assorbente, come paglia secca, segatura o foglie secche, per ridurre l’umidità.
  • Correggere il pH aggiungendo gradualmente una sostanza basica. Il bicarbonato di sodio (1-2 cucchiai per ogni 20 litri di volume) o la cenere di legna ben setacciata sono rimedi efficaci e naturali.
  • Dopo 48 ore, se l’odore acido è diminuito, si può re-inoculare il cumulo con un paio di palette di compost maturo e sano per reintrodurre la flora microbica corretta.

Solo quando il cumulo mostra segni di ripresa (scomparsa dell’odore, leggero aumento di temperatura) si può ricominciare ad alimentarlo, con molta cautela.

Punti chiave da ricordare

  • Il segreto non è cosa metti nel compost, ma quale processo biologico (aerobico o anaerobico) scegli di governare.
  • La qualità dell’humus finale dipende dall’equilibrio chimico (rapporto C/N) e dalla completa maturazione biologica (assenza di fitotossicità).
  • Le soluzioni più efficaci e resilienti (contro odori, parassiti e spreco d’acqua) derivano dall’integrazione di diverse tecniche, come Bokashi e permacultura.

Come progettare un orto in permacultura che richiede la metà dell’acqua e del lavoro?

Progettare un orto in permacultura significa creare un ecosistema intelligente in cui ogni elemento svolge più funzioni e supporta gli altri. In un Paese come l’Italia, dove la gestione dell’acqua è sempre più critica e la raccolta differenziata dell’organico rappresenta una sfida crescente (il 38,3% dei rifiuti urbani differenziati è organico secondo l’ultimo rapporto ISPRA), integrare il compostaggio direttamente nel design dell’orto diventa la strategia vincente. L’obiettivo è chiudere il cerchio: i rifiuti della cucina e dell’orto diventano il cibo per il suolo, che a sua volta nutre le piante che finiranno di nuovo in cucina.

Un esempio geniale e perfettamente adattato al clima mediterraneo è il “Keyhole Garden” o orto a buco di serratura. Si tratta di un’aiuola rialzata circolare (o a forma di C) al cui centro è posizionato un “tunnel di compostaggio”. Questo tunnel, tipicamente un cilindro di rete metallica di circa 50 cm di diametro, viene costantemente alimentato con scarti di cucina, erbacce e altro materiale organico. L’acqua usata per innaffiare il tunnel (o semplicemente l’acqua piovana) percola attraverso gli scarti, trasformandosi in un “tè di compost” che irriga e fertilizza passivamente e costantemente le radici delle piante coltivate nell’aiuola circostante.

Questo design offre vantaggi straordinari. Primo, la fertilità è continuamente rigenerata al centro del sistema, esattamente dove serve. Secondo, l’umidità viene mantenuta più a lungo grazie alla pacciamatura e alla sostanza organica. Terzo, il fabbisogno idrico si riduce drasticamente: studi pratici hanno dimostrato che un Keyhole Garden ben gestito può richiedere fino al 70% di acqua in meno rispetto a un’aiuola tradizionale. Infine, il lavoro è minimizzato: non si lavora il terreno, non si trasporta il compost, ma si alimenta semplicemente il tunnel centrale. È l’applicazione pratica del principio permaculturale di “massimo rendimento con il minimo sforzo”, trasformando un problema (i rifiuti) in una soluzione (fertilità e risparmio idrico).

La progettazione è tutto. Per creare un sistema veramente efficiente, è essenziale rivedere i principi di integrazione tra compostaggio e design dell'orto.

Ora che avete scoperto i segreti per trasformare gli scarti in una risorsa preziosa, il passo successivo è mettere in pratica queste tecniche. Iniziate oggi stesso a osservare il vostro cumulo non come un rifiuto, ma come un ecosistema da coltivare, e a progettare il vostro orto per un futuro di abbondanza e resilienza.

Scritto da Chiara Sartori, Agronoma specializzata in Agroecologia e Rigenerazione del Suolo, consulente per oltre 40 aziende biologiche e biodinamiche nel Centro-Nord Italia. Esperta in gestione della fertilità, cover crops e biodiversità funzionale.